sabato, 28 aprile 2007

Il Tempo di Pasqua dura cinquanta giorni, sette volte sette giorni, una settimana di settimane, con un domani; e il numero sette è un'immagine della pienezza (si pensi al racconto della creazione nel primo capitolo della Genesi), l'unità che si aggiunge a questa pienezza moltiplicata apre su un aldilà. È così che il tempo di Pasqua, con la gioia prolungata del trionfo pasquale, è divenuto per i padri della Chiesa l'immagine dell'eternità e del raggiungimento del mistero del Cristo. Per Tertulliano alla fine del secondo secolo, la cinquantina pasquale è il tempo della grande allegrezza durante il quale si celebra la fase gloriosa del mistero delle redenzione dopo la risurrezione del Cristo, fino all'effusione dello Spirito sui discepoli e su tutta la Chiesa nata dalla Passione del Cristo. Secondo sant'Ambrogio: "I nostri avi ci hanno insegnato a celebrare i cinquanta giorni della Pentecoste come parte integrante della Pasqua". A ciò che un solo giorno è troppo breve per celebrare, la Chiesa consacra cinquanta giorni, che sono estensione della gioia pasquale; il digiuno è stato sempre bandito in questo periodo, anche dai più austeri degli asceti. I cinquanta giorni sono come una sola domenica

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sabato, 28 aprile 2007

Liturgia IV Domenica di Pasqua

Gesù disse:

«Le mie pecore ascoltano la mia voce

e io le conosco ed esse mi seguono. 

Io dò loro la vita eterna

e non andranno mai perdute

e nessuno le rapirà dalla mia mano. 

Gv. 19,27s

 

 

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sabato, 28 aprile 2007

Rispose Simon Pietro a Gesù:

«Signore, da chi andremo?

 Tu hai parole di vita eterna;

 noi abbiamo creduto e conosciuto

che tu sei il Santo di Dio».

 

Gv. 6,39

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sabato, 28 aprile 2007

Vigilate attentamente perchè il nemico non vi trovi indolenti e pigri e così vi derubi di questo tesoro. State in guardia perchè nessun eretico stravolga le verità che vi sono state insegnate. Ricordate che aver fede significa far fruttare la moneta che è stata posta nelle vostre mani. e non dimenticate che Dio vi chiederà conto di ciò che vi è stato donato

S. Cirillo di Gerusalemme

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sabato, 28 aprile 2007

Così vi dico, fratelli: fino a oggi ci sono persone per le quali è chiaro che le parole di Gesù sono “spirito e vita” perciò lo seguono. Ad altri invece paiono dure e cercano altrove ben magre consolazioni. “La Sapienza fa sentire la sua voce sulle piazze” (Pr 1,20), vale a dire ammonisce quelli che camminano “per la via larga e spaziosa che conduce alla morte” (Mt 7,13), per richiamare indietro quanti vi camminano. Essa grida: “Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione e dissi: sono un popolo dal cuore traviato” (Sal 94,10). In un altro salmo trovi: “Il Signore ha parlato una sola volta” (Sal 61,12). Certo, una sola volta, perché parla sempre. Infatti unico e non interrotto ma continuo e senza fine è il suo parlare. Invita i peccatori a rientrare in sé, perché ivi egli abita e ivi parla... Se oggi udiamo la sua voce, non ! induriamo i nostri cuori sono press’a poco le medesime parole che si leggono nel Vangelo... “Le mie pecore ascoltano la mia voce” (Gv 10,27)... Siete il popolo del suo pascolo e il gregge che egli conduce, se oggi ascoltate la sua voce (Sal 94,8).

San Bernardo

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venerdì, 27 aprile 2007

La Predicazione suscita la Fede! Si tratti di un grande oratore o di un misero parlatore, tutti insegnano la medesima verità. Nessuno sminuisce il contenuto della tradizione. Unica e identica è la fede. Perciò né il fecondo può arricchirla, né il balbuziente impoverirla.

S. Ireneo dal Trattato contro le eresie

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venerdì, 27 aprile 2007

Come i discepoli di Emmaus, con i loro occhi corporei, vedevano soltanto la sua carne ma non credevano che Gesù fosse Dio, poiché non lo contemplavano con gli occhi dello spirito, così pure noi, vedendo con gli occhi del corpo il pane e il vino, dobbiamo vedere e credere fermamente che sono il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.

Da un'ammonizione prima di San Francesco

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giovedì, 26 aprile 2007

"In obbedienza al comando di Cristo, che mandò i suoi discepoli ad annunciare il Vangelo a tutte le genti (cfr Mt 28,18-20), la comunità cristiana anche in questa nostra epoca si sente inviata agli uomini e alle donne del terzo millennio, per far loro conoscere la verità del messaggio evangelico ed aprir loro in tal modo la via della salvezza. E questo, come dicevo, non costituisce qualcosa di facoltativo, ma la vocazione propria del Popolo di Dio, un dovere che ad esso incombe per mandato dello stesso Signore Gesù Cristo (cfr Evangelii nuntiandi, 5). Anzi, l’annuncio e la testimonianza del Vangelo sono il primo servizio che i cristiani possono rendere a ogni persona e all'intero genere umano, chiamati come sono a comunicare a tutti l'amore di Dio, che si è manifestato in pienezza nell’unico Redentore del mondo, Gesù Cristo".

IL PAPA AI PARTECIPANTI AL ! CONVEGNO SULL'ATTIVITA' MISSIONARIA (11/03/2006)

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giovedì, 26 aprile 2007

Se la carne non viene salvata, allora né il Signore ci ha redenti col suo sangue, né il calice dell'Eucaristia è la comunione del suo sangue, né il pane che spezziamo è la comunione del suo corpo. Il sangue infatti non viene se non dalle vene e dalla carne e da tutta la sostanza dell'uomo nella quale veramente si è incarnato il Verbo di Dio. Ci ha redenti con il suo sangue, come dice anche il suo Apostolo: in lui abbiamo la redenzione e la remissione dei peccati per mezzo del suo sangue (cfr. Ef 1, 7).

S. Ireneo, Trattato contro le eresie

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martedì, 24 aprile 2007

VOI SIETE LA STIRPE ELETTA,

LA NAZIONE SANTA,

IL POPOLO CHE DIO SI E' ACQUISTATO !

1 Pt.2, 9

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