sabato, 30 giugno 2007

La mia vita si è avvizzita come una ragnatela. Nel tempo dello sconforto e del turbamento, siamo divenuti come dei profughi, e i nostri anni si sono avvizziti sotto la miseria e le sventure. Signore, tu che placasti il mare con una sola parola, placa anche nella tua misericordia i turbamenti del mondo, sorreggi l’universo che vacilla sotto il peso delle sue colpe

Liturgia caldea Inno dell’ufficio del secondo giorno di « Ba’oussa », di Sant’Efrem

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sabato, 30 giugno 2007

Il Papa Tedesco ha ripristinato la vecchia messa in latino di Pio Quinto. Sacrosanto. La lingua del Cattolicesimo è quella e le tradizioni si smarriscono anche per colpa delle traduzioni. Se Ratzinger ripristina pure l'organo a canne e i canti gregoriani verrà ricordato come un rivoluzionario. Oggi il vero conservatore è chi resta ancorato a certi riti falsamente democratici ereditati dal ! Sessantotto: il sindacalista che difende il dipendente lavativo, il prof di italiano che fa studiare i libri facili invece dei classici, il genitore che si comporta da fratello maggiore rinunciando a qualcosa di più importante dell'autorità: l'autorevolezza. Nella categoria rientra il parroco che celebra la messa in chitarra e jeans, pensando di essere più vicino al suo gregge, mentre è solo un po' più lontano dal cielo. Ma la decisione del Papa è rivoluzionaria soprattutto nella forma. Non ghettizza la messa in volgare, si limita ad affiancarle la versione originale. Non toglie, aggiunge. Aumenta le possibilità di scelta senza ridurre la libertà di nessuno.
Toccherà ai fedeli, ai sacerdoti che se lo ricordano ancora e ai vescovi di ogni diocesi decidere quali messe vorranno sentire in latino. Un metodo ammirevole, che dal diritto canonico merita di essere esteso a quello civile. I Dico non mettono a! repentaglio la famiglia. Non più di quanto una messa i! n latino metta a repentaglio la fede di chi continuerà a preferire ascoltarla in italiano. E' ora che la Cei e la Binetti si decidano ad andare d'accordo con Ratzinger.


La Stampa del 29 giugno 2007 di Massimo Gramellini

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venerdì, 29 giugno 2007

Carissimi, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi.

1 Pt 4, 13-14

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venerdì, 29 giugno 2007

 Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa

e le potenze dell'inferno non la vinceranno.

A te darò le chiavi del regno dei cieli.

Tutto ciò che legherai sulla terra

sarà legato nei cieli e tutto ciò che

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venerdì, 29 giugno 2007

«Ipse est Petrus cui dixit: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”. Ubi ergo Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi nulla mors, sed vita aeterna» «Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa; dove c'è la Chiesa, lì non c'è affatto morte ma vita eterna».

Sant'Ambrogio, Enarrationes in XII Psalmos davidicos; PL 14, 1082

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giovedì, 28 giugno 2007

 

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI DI ROMA E DEL MONDO

 INTERCEDETE PRESSO DIO

PER LA SANTITA' DELLA CHIESA DI ROMA E DEL MONDO

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giovedì, 28 giugno 2007

«Ipse est Petrus cui dixit: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”. Ubi ergo Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi nulla mors, sed vita aeterna» (Enarrationes in XII Psalmos davidicos; PL 14, 1082). «Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa; dove c'è la Chiesa, lì non c'è affatto morte ma vita eterna». Pietro e la Chiesa. E la vita, e la fine della morte. E' questo il desiderio d'ogni uomo, il nostro desiderio d'oggi, il più profondo, il più intenso, l'anelito che freme insopprimibile in ogni parola, pensiero, azione. La vita e mai più nessuna morte. I peccati stessi gridano il nostro desiderio di felicità eterna, che si tramuta purtroppo in fuga da ogni sofferenza confondendo il piacere con l'eterno esistere a cui aspiriamo. Le guerre, i divorzi, financo gli aborti, e gli abomini genetici, e le nostre ore intrise di rabbia, malinconia, ribellioni e mormorazioni. Non ci arrendiamo all'ineluttabile scorrere, v'è dentro un grido più forte di tutto, l'accorato appello lanciato ad una vita che sembra sorda ad ogni richiamo, che sfugge malvagia senza risposta. Tutti drogati di qualcosa o di qualcuno, sperando il cristallizzarsi, seppur effimero, d'un secondo almeno, un istante di tregua e di pace dove cullare le deluse speranze vissute solo in un sogno.


Sant'Ambrogio, Enarrationes in XII Psalmos davidicos; PL 14, 1082

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mercoledì, 27 giugno 2007

L'uomo vivente è gloria di Dio; vita dell'uomo è la visione di Dio

La gloria di Dio dà la vita; perciò coloro che vedono Dio ricevono la vita. E per questo colui che è inintelligibile, incomprensibile e invisibile, si rende visibile, comprensibile e intelligibile dagli uomini, per dare la vita a coloro che lo comprendono e vedono. E' impossibile vivere se non si è ricevuta la vita, ma la vita non si ha che con la partecipazione all'essere divino. Orbene tale partecipazione consiste nel vedere Dio e godere della sua bontà.Gli uomini dunque vedranno Dio per vivere, e verranno resi immortali e divini in forza della visione di Dio.

Dal «Trattato contro le eresie» di sant'Ireneo, vescovo (Lib. IV, 20, 5-7; SC 100, 640-642. 644-648)

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mercoledì, 27 giugno 2007

Il principio è la fede, il fine la carità. L'una e l'altra insieme riunite sono Dio, e tutto il resto segue la grande bontà. Nessuno che professi la fede pecca, nessuno che abbia la carità odia. “L'albero si conosce dal suo frutto”. Così coloro che si professano di appartenere a Cristo saranno riconosciuti da quello che operano. Ora l'opera non è di professione di fede, ma che ognuno si trovi nella forza della fede sino all'ultimo.

Sant’Ignazio d’Antiochia Lettera agli Efesini, 14

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martedì, 26 giugno 2007

Abbiate una piena conoscenza della volontà di Dio

con ogni sapienza e intelligenza spirituale,

perché possiate comportarvi

in maniera degna del Signore,

per piacergli in tutto,

portando frutto in ogni opera buona e

crescendo nella conoscenza di Dio;

rafforzandovi con ogni energia

secondo la sua gloriosa potenza,

per poter essere forti e pazienti in tutto

Col 1, 9b-11

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