mercoledì, 30 aprile 2008

Movimenti e nuove Comunità, espressioni provvidenziali della nuova primavera suscitata dallo Spirito con il Concilio Vaticano II, costituiscono un annunzio della potenza dell'amore di Dio che, superando divisioni e barriere di ogni genere, rinnova la faccia della terra, per costruirvi la civiltà dell'amore".


















(Giovanni Paolo II, omelia alla Messa di Pentecoste 31 maggio 2000)

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mercoledì, 30 aprile 2008

San Pio V (Antonio Ghislieri) Papa

Bosco Marengo, Alessandria, 27 gennaio 1504 - Roma, 1 maggio 1572

(Papa dal 17/01/1566 al 01/05/1572)
Antonio Michele Ghislieri, religioso domenicano, creato vescovo e cardinale, svolse compiti di alta responsabilità nella Chiesa. Divenuto papa col nome di Pio V, operò per la riforma della Chiesa in ogni settore, sulle linee tracciate dal Concilio tridentino. Pubblicò i nuovi testi del Messale (1570), del Breviario (1568) e del catechismo romano. (Mess. Rom.)

Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)

Emblema: Tiara, Camauro, Bastone Pastorale

Martirologio Romano: San Pio V, papa, che, elevato dall’Ordine dei Predicatori alla cattedra di Pietro, rinnovò, secondo i decreti del Concilio di Trento, con grande pietà e apostolico vigore il culto divino, la dottrina cristiana e la disciplina ecclesistica e promosse la propagazione della fede. Il primo di maggio a Roma si addormentò nel Signore.
(1 maggio: A Roma, anniversario della morte di san Pio V, papa, la cui memoria si celebra il giorno precedente a
questo).

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mercoledì, 30 aprile 2008


Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa


I giorni tra la risurrezione e l'ascensione del Signore

Miei cari, i giorni intercorsi tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, non sono passati inutilmente, ma in essi sono stati confermati grandi misteri e sono state rivelate grandi verità.Venne eliminato il timore di una morte crudele, e venne annunziata non solo l'immortalità dell'anima, ma anche quella del corpo. Durante quei giorni, in virtù del soffio divino, venne effuso su tutti gli apostoli lo Spirito Santo, e a san Pietro apostolo, dopo la consegna delle chiavi del Regno, venne affidata la cura suprema del gregge del Signore.In questi giorni il Signore si unisce, come terzo, ai due discepoli lungo il cammino, e per dissipare in noi ogni ombra di incertezza, biasima la fede languida di quei due spaventati e trepidanti. Quei cuori da lui illuminati s'infiammano di fede e, mentre prima erano freddi, diventano ardenti, man mano che il Signore spiega loro le Scritture. Quando egli spezza il pane, anche lo sguardo di quei commensali si apre. Si aprono gli occhi dei due discepoli come quelli dei progenitori. Ma quanto più felicemente gli occhi dei due discepoli dinanzi alla glorificazione della propria natura, manifestata in Cristo, che gli occhi dei progenitori dinanzi alla vergogna della propria prevaricazione!Perciò, o miei cari, durante tutto questo tempo trascorso tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, la divina Provvidenza questo ha avuto di mira, questo ha comunicato, questo ha voluto insinuare negli occhi e nei cuori dei suoi: la ferma certezza che il Signore Gesù Cristo era veramente risuscitato, come realmente era nato, realmente aveva patito ed era realmente morto. Perciò i santi apostoli e tutti i discepoli che avevano trepidato per la tragedia della croce ed erano dubbiosi nel credere alla risurrezione, furono talmente rinfrancati dall'evidenza della verità, che, al momento in cui il Signore saliva nell'alto dei cieli, non solo non ne furono affatto rattristati, ma anzi furono ricolmi di grande gioia.Ed avevano davvero un grande e ineffabile motivo di rallegrarsi. Essi infatti, insieme a quella folla fortunata, contemplavano la natura umana mentre saliva ad una dignità superiore a quella delle creature celesti. Essa oltrepassava le gerarchie angeliche, per essere innalzata al di sopra della sublimità degli arcangeli, senza incontrare a nessun livello per quanto alto, un limite alla sua ascesa. Infine, chiamata a prender posto presso l'eterno Padre, venne associata a lui nel trono della gloria, mentre era unita alla sua natura nella Persona del Figlio.
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mercoledì, 30 aprile 2008
Messaggio di Bartolomeo I per la Pasqua ortodossa

La risurrezione di Gesù
è di tutti i cristiani


 

Istanbul, 29. Domenica scorsa, 27 aprile, il mondo ortodosso ha celebrato la Pasqua. Nel suo messaggio Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, ha sottolineato che la risurrezione di Cristo "è la vera, unica e continua primavera nella vita degli uomini" e che essa ha cambiato la realtà di tutti coloro che hanno fede in lui. Una preghiera per la pace nel mondo quella di Bartolomeo nella quale sottolinea - riferisce l'agenzia Asia News - che "è di tutti i cristiani la vittoria di Gesù sulla morte".
Nel messaggio, rivolto a una grande folla di fedeli accorsa a Istanbul da tutto il mondo cristiano per festeggiare la Pasqua ortodossa, il patriarca ecumenico spiega che con la risurrezione di Cristo "la nostra angoscia è finita" e "la vita regna". Da allora in poi "la nostra vita e la nostra risurrezione non è una richiesta, non è un sogno, non è una utopia, ma una realtà concreta e palpabile". Realtà, si legge, "che ha una persona e un nome concreto, "sopra ogni nome", Gesù Cristo, davanti al quale "ogni ginocchio si piegherà, nei cieli, sulla terra e sotto terra" e ogni lingua proclamerà che egli è l'unico datore di vita e Signore, lui che vive e regna nei secoli, condividendo benevolmente il suo regno, la sua gloria e l'eredità del Padre suo, con tutti coloro che sono partecipi della sua croce, della sua morte e della sua risurrezione, come "primogenito tra molti fratelli"".
Passato l'inverno, è arrivata la primavera della salvezza. La Pasqua, sacra, santa, riscalda e illumina il mondo. Per Bartolomeo I "ora tutto è ricolmo di luce, il cielo, la terra e gli inferi" e "Cristo, risorto dai morti, con la sua morte ha calpestato la morte". Perché Cristo "dona la vita senza fine e la risurrezione certa a tutti quelli che fino alla fine del tempo crederanno in lui, vivranno con lui e manterranno fino alla fine" la professione di fede in lui.
"Dalla nostra martoriata cattedra patriarcale ed ecumenica - ha concluso Bartolomeo - preghiamo continuamente il Signore affinché doni la pace al mondo, la luce della verità e della giustizia alle anime degli uomini, pazienza e soccorso a chi è nella prova, il gusto della salvezza e della vita eterna a tutti i fedeli".
Il 6 marzo scorso il patriarca ecumenico di Costantinopoli è stato ricevuto in udienza in Vaticano da Benedetto XVI. Dopo l'incontro, il Papa e Bartolomeo I hanno pregato insieme nella cappella Urbano VIII, prima silenziosamente, poi recitando in latino il Pater Noster e l'Ave Maria.



(©L'Osservatore Romano - 30 aprile 2008)
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martedì, 29 aprile 2008

Ecco la vergine saggia, il Signore l'ha trovata vigilante !

Sapendo che non avrei ottenuta la capacità di essere casto, se Dio non me l'avesse concessa ed era proprio dell'intelligenza sapere da chi viene tale dono mi rivolsi al Signore e lo pregai.

Sap 8, 21

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martedì, 29 aprile 2008

   

SANTA CATERINA DA SIENA
Vergine e Dottore della Chiesa, Patrona d'Europa e d'Italia
(1347-1380)
 
 

Questa giovane santa è con san Francesco d’Assisi la patrona d’Italia perché rappresentativa di un periodo-chiave della storia italiana e protagonista luminosa di una mentalità feconda d’impegno religioso e civile insieme. Caterina Benincasa entrò nel terz’ordine di san Domenico all’età di 16 anni e cominciò, in casa sua, una vita austera attestata anche da alcuni suoi scritti. Attorno a lei si formò una piccola famiglia spirituale di amici. Lanciò incessanti appelli alla pace in tempi particolarmente torbidi, richiamò il papa da Avignone a Roma, gettò il seme della vera riforma della Chiesa, operò sempre per l’unità e la carità.Paolo VI ha additato alla Chiesa intera la dottrina contenuta negli scritti della santa, pieni di afflato mistico, e l’ha proclamata « dottore »: prima donna accanto ai maestri della Tradizione.L’esempio di Caterina farà comprendere a tutti coloro che progettano riforme che queste sono frutto d’amore e non di rivolta; frutto della tensione escatologica che stimola la Chiesa. Ogni riforma si deve proporre di far in modo che la Chiesa attui sempre più adeguatamente il regno di Dio.

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martedì, 29 aprile 2008

HO GUSATO ED HO VEDUTO L'AMORE !
O Deità eterna, o eterna Trinità, che, per l'unione con la divina natura, hai fatto tanto valere il sangue dell'Unigenito Figlio! Tu. Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo; e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l'anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna, desiderando di vederti con la luce della tua luce.Io ho gusto e veduto con la luce dell'intelletto nella tua luce il tuo abisso, o Trinità eterna, e la bellezza della tua creatura. Per questo, vedendo me in te, ho visto che sono tua immagine per quella intelligenza che mi vien donata della tua potenza, o Padre eterno, e della tua sapienza, che viene appropriata al tuo Unigenito Figlio. Lo Spirito Santo poi, che procede da te e dal tuo Figlio, mi ha dato la volontà con cui posso amarti.Tu infatti, Trinità eterna, sei creatore ed io creatura; ed ho conosciuto perché tu me ne hai data l'intelligenza, quando mi hai ricreata con il sangue del Figlio che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.O abisso, o Trinità eterna, o Deità, o mare profondo! E che più potevi dare a me che te medesimo? Tu sei un fuoco che arde sempre e non si consuma. Sei tu che consumi col tuo calore ogni amor proprio dell'anima. Tu sei fuoco che toglie ogni freddezza, e illumini le menti con la tua luce, con quella luce con cui mi hai fatto conoscere la tua verità.Specchiandomi in questa luce ti conosco come sommo bene, bene sopra ogni bene, bene felice, bene incomprensibile, bene inestimabile. Bellezza sopra ogni bellezza. Sapienza sopra ogni sapienza. Anzi, tu sei la stessa sapienza. Tu cibo degli angeli, che con fuoco d'amore ti sei dato agli uomini.Tu vestimento che ricopre ogni mia nudità. Tu cibo che pasci gli affamati con la tua dolcezza. Tu sei dolce senza alcuna amarezza. O Trinità eterna!

Dal «Dialogo della Divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine

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lunedì, 28 aprile 2008


Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 2, 1-11

Il comandamento nuovo

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto.
Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo d'averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato.
Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto fin da principio. Il comandamento antico è la parola che avete udito. E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende. Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.
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domenica, 27 aprile 2008

L'Eucarestia farmaco dell'immortalità !

L'Eucaristia è il nostro pane quotidiano, ma dobbiamo riceverlo non tanto come ristoro del corpo, quanto come sostegno dello spirito.

S. Agostino, Sermo 57, 7.7

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domenica, 27 aprile 2008

La vita si è fatta visibile !

La vita si è fatta visibile; noi l'abbiamo veduta e rendiamo testimonianza. Vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi.
Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto: egli è il vero Dio e la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi.


Cfr. 1 Gv 1, 2; 5, 20

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