Dal 27 giugno al 6 luglio sarò in Terra Santa : ti ricorderò a Cristo e a Sua Madre perchè tua sia Santo e felice ! Pace a voi !
Dal 27 giugno al 6 luglio sarò in Terra Santa : ti ricorderò a Cristo e a Sua Madre perchè tua sia Santo e felice ! Pace a voi !
"Èda pellegrino che sono venuto oggi a Damasco per ravvivare la memoria dell'avvenimento che ebbe luogo qui, due mila anni fa: la conversione di san Paolo. Mentre si reca a Damasco per combattere e imprigionare coloro che professano il nome di Cristo, giunto alle porte della città, Saulo fa l'esperienza di una straordinaria illuminazione. Lungo la via, Cristo risorto si presenta a lui e, sotto l'influsso di questo incontro, si produce in lui una profonda trasformazione: da persecutore diventa apostolo, da oppositore del Vangelo, ne diviene grande missionario. La lettura degli Atti degli apostoli ricorda con abbondanza di particolari questo avvenimento che ha cambiato il corso della storia: quest'uomo "è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai fìgli di Israele"". È l'inizio del discorso che Papa Giovanni Paolo ii, pellegrino a Damasco, tenne nella cattedrale greco cattolica melchita il 6 maggio 2001. Dopo essere stato in Terra Santa e sul monte Sinai sulle tracce di Mosè e di Gesù, il Papa sentì la necessità di completare il pellegrinaggio del giubileo alle radici della fede e della Chiesa, sulle tracce dell'apostolo Paolo. I dettagli topografici del racconto degli Atti degli apostoli al capitolo nono: conversione alle porte della città; i tre giorni a Damasco nella casa di Giuda senza vedere e senza prendere cibo né bevanda; la visione di Anania invitato ad andare a battezzare Saulo nella casa di Giuda sulla strada chiamata Diritta; la fuga di notte dalla città calato in una cesta dalle mura; restarono nell'immaginario cristiano. Sant'Agostino, predicando in Africa sull'episodio della conversione diceva ai suoi fedeli: "Oggi in quelle regioni anche gli stessi luoghi testimoniano ciò che era avvenuto, e ora lo si legge e lo si crede". I luoghi più ricordati dai pellegrini sono quelli della conversione fuori le mura e la casa di Anania in città. Il Pellegrino di Piacenza nel sesto secolo nel suo Itinerario ricorda: "Partimmo dalla Galilea e giungemmo a Damasco. Lì, al secondo miliario (fuori della città) c'è un monastero dove san Paolo si convertì". Nel 1217, Maestro Titmar, un pellegrino tedesco, tra le tante chiese di Damasco, ferma la sua attenzione su una chiesa bella e grande che i Greci costruirono nel passato dedicandola a san Paolo e che i saraceni convertirono in moschea. La chiesa, sarebbe stata costruita sulla casa di Anania confusa con quella di Giuda luogo del battesimo, come fu spiegato al francescano fra Nicolò da Poggibonsi nel 1345-1350: "Andando per la strada di Damasco, dove si lavora il metallo, e volgendosi alla prima strada a parte sinistra, che si chiama la strada che si dipigne ivi il vetro, e ivi si è una grande chiesa, come il duomo di Siena, la quale fu fatta per li cristiani; ma ora i Saracini n'anno fatto loro moscheda. Ivi sta lo cadi, cioè il loro vescovo. E in questo luogo proprio il santo discepolo di Cristo, che a nome Anania, battezzò Saulo, mutandogli il nome Paulo". Nella toponomastica della città ai pellegrini viene anche mostrata sulla via Diritta una moschea costruita sulla casa di Giuda e sulle mura il luogo della fuga nella cesta all'altezza di Bab Keisan che nel 1923 venne cambiata in chiesa greco cattolica melchita su progetto del conte Eustache de Lorey.
Lo stesso archeologo che nel 1921 aveva ritrovato parte della chiesa bizantina scavando all'esterno di una cappella costruita dai frati minori della Custodia di Terra Santa sul luogo tradizionale della Casa di Anania nei pressi della moschea ex chiesa nota agli abitanti di Damasco con il nome di al-Musallabeh. Appena potettero i frati minori, che nelle prigioni della cittadella di Damasco avevano pagato il loro prezzo di sofferenze e di sangue per la cristianità - gettati in prigione ogni volta che in Europa si festeggiava una vittoria militare contro i mamelucchi di Egitto o contro i turchi ottomani! - costruirono un convento dedicato a san Paolo nel quartiere cristiano di Bab Tuma non lontano dalla Musallabeh. Fuori le mura, nel quartiere Tabbaleh nei pressi della Porta Orientale (Bab esh-Sharqi) entrarono in possesso di un'area cimiteriale con al centro una grotticella venerata dai cristiani scavata nel conglomerato del terreno dell'oasi di Damasco. La notizia la conserva padre Francesco Quaresmi (1583-1656), nell'Elucidatio Terrae Sanctae pubblicato ad Anversa nel 1639: "Nella zona meridionale di Damasco, da principio si vede nelle mura la porta della città che adesso è chiusa; per essa Paolo fu introdotto in città e per essa fu fatto scappare (...) Procedendo ulteriormente nella medesima strada vi sta un luogo dove tutti i Cristiani, Greci, Armeni, Siriani, Maroniti ecc. vengono spesso sepolti (...) E là furono sepolti tre Frati Minori uccisi dai Saraceni(...) Questo luogo dista circa un quarto di miglio e più dalla città. Oltre alle tombe dei cristiani, sulla via c'è un agglomerato di piccoli sassi e di terra compattata: dentro c'è una piccola grotta nella quale si dice che san Paolo si nascondesse e si riposasse per un po', quando calato dalla finestra dai fratelli fuggì dalla città verso Gerusalemme". Padre Quaresmi, che resta il più illustre dei palestinologi francescani a giusto titolo considerato il caposcuola della palestinologia francescana, dopo aver passato in rassegna le quattro ipotesi di localizzazione del luogo della conversione di Paolo, giunse alla conclusione che quel tratto di strada conservato al centro del cimitero a circa un quarto di miglio dalle mura, fosse il luogo più conveniente per commemorarvi l'episodio: "Prima di entrare in questa illustrissima città viene mostrato un luogo (...) in cui il Signore nostro Gesù Cristo fece che Paolo, persecutore della Chiesa, diventasse il predicatore della medesima (...) Del luogo preciso di cui si tratta(...) trovo quattro opinioni tra loro discordanti. Credo però che l'ultima opinione sia più conforme al luogo e alla regione (...) si vuole intendere che è più adatto e più comodo quello che è più vicino, che dista da Damasco mezzo miglio, a preferenza di quello più lontano che è di dodici o di sei o di due miglia".
Nel 1925 la Custodia di Terra Santa, accettando la conclusione di padre Quaresmi, costruì una cappella a est della grotticella venerata che fu protetta da una tettoia e circondata da una balaustra. Una icona all'interno e una lapide in marmo con testo in latino e in arabo posta su un semplice cippo di cemento ricordava ai passanti il santuario: Traditionalis locus conversionis S. Pauli Apostoli.
Dopo la visita in Terra Santa di Papa Paolo vi nel 1964, su iniziativa vaticana, la cappella fu sostituita da un edificio sacro più imponente con vetrate istoriate e sculture di artisti italiani, che fu inaugurato nel 1971 con annesso ospizio per i pellegrini e ambulatorio per i poveri del quartiere divenendo il Memorial Saint Paul di Damasco. Nell'occasione, la tettoia sulla grotticella fu distrutta e sostituita con una struttura molto più semplice. Prima di lasciare Damasco e ripartire per Roma, Papa Giovanni Paolo ii volle terminare il suo pellegrinaggio con una visita di preghiera proprio al Memoriale di San Paolo, dove fu ricevuto dal Custode di Terra Santa e dai confratelli della comunità francescana di Siria. Nelle parole di saluto rivolte ai presenti il Papa disse: "Saluto i religiosi francescani della Custodia di Terra Santa, incaricati di gestire questa casa, e le religiose e i laici oggi presenti. Sono lieto di ricordare con voi l'Apostolo Paolo in questa casa voluta dal mio predecessore Papa Paolo vi per raccogliere il tesoro di fede, di spiritualità e di ardore missionario dell'Apostolo delle Genti che, sulla via di Damasco, ha accettato di accogliere la luce di Cristo (...) Possano le persone che beneficiano di questo spazio spirituale offerto da questa casa camminare ogni giorno sulle orme dell'Apostolo delle genti!". Le condizioni di salute del Papa e il tempo non permisero una visita alla grotticella all'origine del santuario restata isolata nel giardino, mortificata e nascosta dalla imponenza della nuova chiesa. Fu una occasione di ripensamento per i responsabili del santuario e in particolare per padre Romualdo Fernandez. Ne nacque l'idea di inserire la grotticella in uno spazio liturgico eliminando la pensilina coperta di tegole che negli anni aveva coperto ma non protetto sufficientemente l'interno dalle intemperie. Con la cooperazione dei giovani architetti della missione archeologica del Monte Nebo iniziammo a preparare la documentazione e a discutere le possibili soluzioni. Finché nel 2005 il progetto fu affidato agli architetti Luigi Leoni e Chiara Rovati dello "Studio di Arte Sacra padre Costantino Ruggeri" di Pavia. Il primo intervento ha riguardato il risanamento dell'area da infiltrazioni d'acqua causa principale del deterioramento della grotticella che, come aveva notato padre Quaresmi nel diciassettesimo secolo, era stata ricavata nel conglomerato naturale dell'oasi di Damasco. Da questo intervento si è imposta l'idea di inglobare la grotticella al centro della devozione dei fedeli in un nuovo spazio inserito nel verde del giardino circostante che potesse rispondere adeguatamente alla doppia finalità di protezione e di accoglienza anche di gruppi di fedeli desiderosi di celebrare liturgicamente il ricordo della conversione di Saulo.
Nelle parole entusiastiche degli architetti "si trattava in realtà di mettere in luce e valorizzare un luogo da sempre chiamato a celebrare un evento tanto caro al cuore di ogni cristiano di tutti i tempi e di tutte le latitudini, che vede nell'Apostolo delle genti un grande testimone delle meraviglie che Dio in Gesù Cristo compie nell'animo di ogni uomo rinato alla grazia dello Spirito Santo.
Si trattava di aprire la grotta, un tempo raggiungibile attraverso spazi inadeguati e disadorni, ad un canto di luce e di gioia perché ogni pellegrino che vi giunge senta quanto è grande l'amore del Dio".
Immediatamente davanti alla grotta è stato ricavato, dalla quota inferiore fino al piano del giardino, un anfiteatro a gradoni per permettere di vivere momenti celebrativi. L'involucro esterno è stato pensato con semplicità e purezza di linee, con murature in pietra a vista all'esterno legate con malta di calce, la cui composizione è stata studiata con attenzione affinché potesse armonizzarsi nel colore e nella fattura con le pietre naturali. La copertura è stata progettata con uno stacco visivo dalla muratura grazie alla creazione di una fascia continua di vetrate che danno luminosità allo spazio interno. Per quanto riguarda il restauro della grotta originaria in conglomerato roccioso, è stato rimosso lo zoccolo in calcestruzzo e si è proceduto al consolidamento delle pareti laterali con pietre a spacco, mentre la volta è stata ripulita mediante idropulitura dalle incrostazioni dovute all'inquinamento e rinforzata con un arco di contenimento.
La parte superiore della roccia, corrispondente al tratto superstite della strada antica, mai coperta dalla pensilina, risulta ora protetta dalle intemperie e non più soggetta alle infiltrazioni d'acqua.
La grotticella con un nuovo pavimento lastricato in pietra è così diventata il presbiterio della nuova cappella. L'altare, l'ambone e il seggio del presidente e dei concelebranti sono stati realizzati in masselli di pietra calcarea di colore chiaro proveniente dalle cave vicine alla città. Sulla parete di fondo della grotta è stata collocata la scultura in marmo bianco di Carrara raffigurante la conversione di san Paolo che precedentemente decorava un altare nella chiesa francescana di Bab Touma all'interno delle mura. L'ultimo problema ha riguardato la visibilità della nuova cappella e il raccordo con la chiesa esistente senza stravolgere quanto fatto negli anni Sessanta. L'abbiamo risolto con un percorso, una strada, in ricordo di quella percorsa da Saulo per giungere a Damasco, con partenza sul lato settentrionale della facciata della chiesa, accompagnata da monoliti in pietra calcarea che delimitano e indicano il percorso da seguire per giungere alla grotticella. La strada selciata con blocchi di basalto del Hauran nell'Arabia dove Saulo diventato Paolo passerà i primi tre anni dalla conversione prima di iniziare la sua missione, guiderà il pellegrino allo slargo nel giardino sul retro tra i due spazi sacri. Al centro dello slargo il raccordo tra i due edifici sarà affidato ad un masso con la raffigurazione della caduta di Saulo sulla via di Damasco. Della realizzazione di quest'opera e dei motivi che decorano gli altri quattro monoliti che affiancano la strada, si è incaricato lo scultore Vincenzo Bianchi di Isola di Liri. L'opera appena abbozzata vorrà essere una resa dell'avvenimento e insieme un omaggio agli artisti ciociari che, come Umberto Mastroianni, hanno espresso e cantato la forza dirompente delle energie che cambiano il mondo, non ultima quella che sulla via di Damasco fece di Saulo l'apostolo del messaggio rivoluzionario di Cristo. L'episodio fondante della conversione sarà ricordato anche dalle parole del testo del capitolo nono degli Atti degli apostoli scolpito in arabo, in latino e in greco, sulla parete in travertino della chiesa che potrà essere letto dai pellegrini una volta imboccata la strada del santuario.
La volontà di Dio.
Compiere la volontà del Padre che è nei Cieli schiude le porte del Cielo. Vivere come un cittadino del Cielo, mostrarne l’appartenenza. È questo, e solo questo il passaporto per il Paradiso. Le parole non contano. Neanche i miracoli. Neanche l’essere prete, o missionario. Potrei dare tutto ai poveri, o consegnare il mio corpo al fuoco, se non è per amore è puro fumo. Vanità senza peso. Una vita costruita sulla sabbia, polvere finissima, morbida e rilassante. Senza forza. Le nostre belle parole, i nostri eroici atti d’altruismo, le nostre liturgie, le preghiere. Tutto per apparire, tutto per ricevere in cambio un po’ d’affetto. Tutto per costruire noi stessi. Senza amore; solo concupiscenza. Una vita mondana, la carne a guidarne le scelte. Un passaporto senza valore. Il Signore non lo può riconoscere. Non v’è sigillato il Suo amore. La Parola incarnata, compiuta nella trama dell’esistenza, la casa fondata sulla Roccia. Cristo. O Lui, o noi. Con Lui entreremo nel Regno, senza di Lui ne resteremo fuori. Urge convertirsi. Oggi. Ascoltare la Sua voce e non indurire il cuore, provvedere all’olio dello Spirito Santo quali vergini sagge prudenti. Implorare lo Spirito, il soffio di Dio ad alimentare le nostre vite di vita divina. La Sua natura modellata, riversata in noi. Il pensiero di Cristo nelle nostre menti. Il Suo cuore nei nostri cuori. Con Lui, afferrati al Suo amore, anche oggi nel Getsemani sconvlto dai venti delle tentazioni, nella lotta con la pioggia dei nostri desideri; con Lui la fede per resistere quando i fiumi delle avversità, delle malattie, delle relazioni, del lavoro, dei figli, del marito, della moglie dei soldi si abbattono su di noi. Con Lui vittoriosi sulla carne, sul mondo, sul demonio. Uniti a Lui, indissolubilmente. Nulla anteporre al Suo amore. E’ questa la saggezza. E’ questa la porta del Cielo.
LA VERA LIBERTA' E' FARE LA VOLONTA' DI DIO
San Massimo ci dice, e noi sappiamo che questo è vero: Adamo (e Adamo siamo noi stessi) pensava che il "no" fosse l'apice della libertà. Solo chi può dire "no" sarebbe realmente libero; per realizzare realmente la sua libertà, l'uomo deve dire "no" a Dio; solo così pensa di essere finalmente se stesso, di essere arrivato al culmine della libertà. Questa tendenza la portava in se stessa anche la natura umana di Cristo, ma l'ha superata, perché Gesù ha visto che non il "no" è il massimo della libertà. Il massimo della libertà è il "sì", la conformità con la volontà di Dio. Solo nel "sì" l'uomo diventa realmente se stesso; solo nella grande apertura del "sì", nella unificazione della sua volontà con quella divina, l'uomo diventa immensamente aperto, diventa "divino". Essere come Dio era il desiderio di Adamo, cioè essere completamente libero. Ma non è divino, non è completamente libero l'uomo che si chiude in sé stesso; lo è uscendo da sé, è nel "sì" che diventa libero; e quest o è il dramma del Getsemani: non la mia volontà, ma la tua. Trasferendo la volontà umana nella volontà divina, è così che nasce il vero uomo, così siamo redenti..
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L'universale "sì" di Cristo, ci mostra anche con chiarezza come dare il collocamento giusto a tutti gli altri valori. Pensiamo a valori oggi giustamente difesi quali la tolleranza, la libertà, il dialogo. Ma una tolleranza che non sapesse più distinguere tra bene e male diventerebbe caotica e autodistruttiva. Così pure: una libertà che non rispettasse la libertà degli altri e non trovasse la comune misura delle nostre rispettive libertà, diventerebbe anarchia e distruggerebbe l'autorità. Il dialogo che non sa più su che cosa dialogare diventa una chiacch iera vuota. Tutti questi valori sono grandi e fondamentali, ma possono rimanere veri valori soltanto se hanno il punto di riferimento che li unisce e dà loro la vera autenticità. Questo punto di riferimento è la sintesi tra Dio e cosmo, è la figura di Cristo nella quale impariamo la verità di noi stessi e impariamo così dove collocare tutti gli altri valori, perché scopriamo il loro autentico significato. Gesù Cristo è il punto di riferimento che dà luce a tutti gli altri valori.....»
Le mezze verità
" Lo scandalo non sta nel non dire la verità, ma di non dirla tutta intera, introducendo per distrazione una menzogna che la lascia intatta all’esterno, ma che gli corrode, così come un cancro, il cuore e le viscere.
George Bernanos (da Scandale de la vérité)
Sono stati giorni di festa, questi ultimi, per Gerusalemme: la comunità cattolica ha accolto con gioia il nuovo Patriarca latino, monsignor Fouad Twal. Già sabato pomeriggio, nella basilica dell'Agonia al Getsemani, durante la messa di ringraziamento in cui monsignor Michel Sabbah si era congedato dai fedeli, la numerosa assemblea aveva accompagnato con applausi commossi il gesto simbolico del passaggio di pastorale, consegnato dal Patriarca emerito nelle mani del successore.
Il Patriarca, che per più di vent'anni è stato pastore della Chiesa madre di Gerusalemme ha riposto nelle mani del Signore la sua missione: "Al Getsemani preghiamo con Gesù. Con lui abbiamo portato - ha proseguito monsignor Sabbah - e il nostro successore continuerà a portare, le preoccupazioni di ciascuno dei nostri fratelli e di ciascuna delle nostre sorelle, di ogni religione e nazionalità; e nello stesso tempo la responsabilità della pace, della giustizia, del perdono e della riconciliazione in questa Terra Santa, facendo della nostra fede un percorso verso la pace, aldilà delle barriere delle religioni".
Ancora clamore e commozione, al termine della messa al Getsemani, all'annuncio risuonato nel suo primo saluto del nuovo Patriarca: "È al Santo Sepolcro, presso la Tomba Vuota, che vi do l'appuntamento per ascoltare il grido di trionfo dei discepoli: "Il Signore è Risorto! Alleluia! Ci precede e ci attende in Galilea"".
È stato domenica pomeriggio, però, che sua beatitudine, con il tradizionale pellegrinaggio al Santo Sepolcro, ha inaugurato il suo nuovo incarico al servizio della Chiesa madre di Gerusalemme e della Terra Santa. Monsignor Twal, dopo aver ricevuto gli omaggi e gli auguri dalle personalità e dai fedeli, e scortato dai frati francescani ha lasciato la sede patriarcale, per dirigersi alla basilica cuore della cristianità. Ad attendere la processione, nella via del patriarcato latino, gli immancabili tamburi e le cornamuse degli scout, quindi i kawass (le guardie di origine turca) e in testa i francescani, poi il clero del patriarcato, seminaristi e chierichetti, sacerdoti e prelati, cavalieri e dame del Santo Sepolcro, e i vescovi, tra i quali, erano presenti il grande maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro, cardinale John Patrick Foley, e il nunzio apostolico in Israele e Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, arcivescovo Antonio Franco. Un lungo corteo ha accompagnato in processione sua beatitudine per le vie della città vecchia, attraversando il mercato arabo. Davanti al portone del Santo Sepolcro attendevano i rappresentanti delle due comunità che coabitano nella basilica, un greco ortodosso e un armeno; mentre a accogliere il Patriarca c'era il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, che ha salutato così monsignor Twal: "Oggi è un giorno di festa per la Chiesa di Gerusalemme, le diamo il benvenuto nel cuore della città con l'affetto e la gioia dei figli che accolgono il pastore, il padre. Il mio benvenuto qui ha, oggi, questa coralità: l'espressione della gioia di essere Chiesa, popolo di Dio, comunità dei discepoli di Gesù, che guarda a lei come guida; successore degli apostoli che in questa nostra terra sono stati scelti dal Signore Gesù per diventare capaci di annunciare il vangelo".
Presso il Santo Sepolcro monsignor Twal si è rivolto ai presenti: "Dopo quasi tre anni di attesa e di preparazione, ricevo dalla santa Chiesa l'incarico di guidare il nostro beneamato Patriarcato Latino di Gerusalemme, "Madre delle Chiese". Eredito insieme sfide da raccogliere e numerosi problemi accumulatisi, interni o esterni. Sono pieno di fiducia perché so di non essere solo, mi appoggio sulla grazia di Dio che in me non è stata vana e sulla potenza del Salvatore che si manifesta nella mia debolezza. Il nostro popolo di Terra Santa - ha continuato - come tutti i popoli del medio oriente, non cessa di gemere e di soffrire attendendo l'ora della sua liberazione, l'ora della sua risurrezione, perché la sua via crucis continua ancora, e ancora. E tuttavia, come è corta la distanza che separa il Golgota dal Sepolcro vuoto, così noi sappiamo che è corta la distanza dalla morte alla risurrezione. Per questo non c'è motivo alcuno di aver paura. La mia fiducia si nutre di tutte le ricchezze spirituali, umane ed ecclesiali di questa diocesi".
Umiltà e fiducia nel Signore, questi i contenuti centrali del discorso pronunciato dal Patriarca presso l'Edicola della risurrezione, in cui ha espresso pure la sua gratitudine verso i collaboratori al ministero pastorale: "Siamo ricchi grazie alla presenza dei nostri fratelli vescovi ausiliari, dei membri dell'assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, del Consiglio dei Patriarchi cattolici di oriente e dei capi religiosi di altre confessioni cristiane".
E anche lunedì mattina, per la città santa, è stato un giorno solenne, quello cioè in cui monsignor Twal ha presieduto la prima messa pontificale nella basilica del Santo Sepolcro, come nuovo Patriarca di Gerusalemme dei latini. La celebrazione eucaristica si è svolta proprio sull'altare posto davanti all'Edicola della risurrezione. Nell'omelia di monsignor Twal, incentrata sul mistero pasquale e sul "sepolcro vuoto, vuoto del Corpo di Cristo risuscitato che ha trionfato sulla morte, sull'ingiustizia e sul male", ancora un'eco dell'annuncio apostolico. Sua beatitudine si è rivolto così ai moltissimi fedeli presenti: "Cari fratelli, noi rischiamo di essere crocifissi con e per Cristo; ma con Lui e in Lui siamo l'immagine radiosa della Chiesa di domani. Cristo è il capo della nostra diocesi di Gerusalemme. Noi - ha concluso - siamo figli di questa terra, siamo i figli della via crucis e del Golgota, ma nello stesso tempo siamo i figli della luce, della gioia e della risurrezione. Saremo la voce che annuncia la felicità e la pace che verranno, la voce che denuncia e combatte l'ingiustizia, l'odio e l'intrigo".
L'omelia si è conclusa quindi con un'invocazione al Signore, per intercessione della Vergine patrona della Palestina. "Signore, dacci la grazia di amare come Tu ami, senza limiti; di perdonare come Tu perdoni; di servire e di donare come Tu servi e doni, e di superare così, con la nostra generosità, tutte le barriere sociali, politiche e confessionali per divenire, per Tua grazia e con la Tua saggezza, strumento di cambiamento al meglio".
Natività di San Giovanni Battista
Vocazione del profeta
Mi fu rivolta la parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni».
Dal libro del profeta Geremia 1, 4
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Natività di San Giovanni Battista Profeta e martire |
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Ain Karim (Galilea) – † Macheronte? Transgiordania, I secolo Giovanni Battista è l'unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l'annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito. La data della festa, tre mesi dopo l'annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca. (Mess. Rom.) Patronato: Monaci Emblema: Agnello, ascia Martirologio Romano: Solennità della Natività di san Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista. |
AMATE I VOSTRI NEMICI !
"Non credere d'aver fatto profitto nella Perfezione , se non ti tieni per lo peggiore di tutti , e se non desideri di esser posposto a tutti : perché questo è proprio di quei , che sono grandi negli occhi di Dio , essere piccoli negli occhi propri : e quanto più sono gloriosi innanzi al Signore , tanto più vili appariscono appresso se medesimi"
S. Teresa d'Avila