domenica, 30 novembre 2008

Sant' Andrea Apostolo

Bethsaida di Galilea - Patrasso (Grecia), ca. 60 dopo Cristo

Andrea, già discepolo di Giovanni Battista, fratello di Pietro, gli comunicò la scoperta del Messia. Entrambi furono chiamati dal Maestro sulle rive del lago per diventare 'pescatori di uomini'. Nel prodigio della moltiplicazione dei pani segnala a Gesù il fanciullo dei cinque pani e dei due pesci. Egli stesso insieme a Filippo riferisce che alcuni Greci vogliono vedere Gesù. Crocifisso a Patrasso secondo la tradizione, è particolarmente venerato nella Chiesa greca. (Mess. Rom.)

Patronato: Pescatori

Etimologia: Andrea = virile, gagliardo, dal greco

Emblema: Croce decussata, Rete da pescatore

Martirologio Romano: Festa di sant’Andrea, Apostolo: nato a Betsaida, fratello di Simon Pietro e pescatore insieme a lui, fu il primo tra i discepoli di Giovanni Battista ad essere chiamato dal Signore Gesù presso il Giordano, lo seguì e condusse da lui anche suo fratello. Dopo la Pentecoste si dice abbia predicato il Vangelo nella regione dell’Acaia in Grecia e subíto la crocifissione a Patrasso. La Chiesa di Costantinopoli lo venera come suo insigne patrono.


Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.


Autore:
Domenico Agasso


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domenica, 30 novembre 2008

Le due venute di Cristo

Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme
Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n'è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l'altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l'altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi. Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti. Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell'altra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria. Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Così andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9). Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli, che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: Tu hai agito così, io non ho aperto bocca (cfr. Sal 38, 10). Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale. Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene... Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3). Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E' apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziandone Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo. Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine. Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell'ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.


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venerdì, 28 novembre 2008

SANTA CATERINA LABOURE'  1806-1876
di
P. Mario Di Carlo CM

Tra i discepoli di S. Vincenzo un posto speciale lo occupa S. Caterina Labouré, la 'veggente' della Madonna, che però è diventata santa non per aver goduto di questo privilegio quanto per aver vissuto la radicalità del Vangelo nella semplicità e quotidianità della sua esistenza, interpretando bene l'insegnamento di S. Vincenzo che alle sue figlie spirituali aveva indicato la 'via della carità' quale 'via preferenziale per la santità'. Pur dotata e favorita di doni speciali ed esperienze mistiche, Caterina vivrà nell'ombra e nel silenzio, nella umile e perseverante fedeltà alla missione ricevuta, accanto agli anziani, che serve con amore e devozione.

1 - Una vita predestinata. 'Dio ha dei disegni su di te'.
Caterina viene alla luce a Fain-les Moutiers, Borgogna, nel 1806. Fa parte di una numerosa famiglia, nella quale gioie e dolori si alternano, come in tante altre famiglie del tempo. Anche i lutti. Ben presto, a nove anni, Caterina perde la mamma, stroncata dalle numerose gravidanze, dalle fatiche e dalle preoccupazioni per tirare avanti la fattoria familiare. Il dolore e la necessità fa crescere in fretta Caterina che a 12 anni ha già in mano l'andamento della casa, in aiuto al padre rimasto solo. Vive così un'infanzia provata, che però l'aiuta a maturare e la irrobustisce. E' impegnata in un cammino umano, di lavoro e preoccupazioni, ma anche di fede, preghiera e vita spirituale, pur priva di istruzione e incapace di leggere. Ma già culla un segreto nel cuore: vuole camminare nelle vie di Dio, per questo si dedica alla preghiera, spesso nascosta, all'assistenza agli ammalati che visita spesso, ai poveri che accoglie volentieri, ai digiuni che pratica con intensità, alla partecipazione all'Eucaristia, quando ne ha la possibilità materiale. In questo contesto matura la sua vocazione, sulla scia della sorella maggiore Maria Luisa, già entrata tra le Figlie della Carità. Dovrà superare l'opposizione del padre che farà di tutto per distoglierla da questa idea. A tale scopo la manda a lavorare a Parigi, presso un fratello. Tutto inutile. Alla fine essa riesce a coronare il suo sogno ed entra tra le Figlie della Carità all'inizio del 1830, prima come postulante, poi come seminarista in quella rue du Bac che tra poco diventerà famosa per sempre. Nel giudizio di presentazione c'è già tutta la sua personalità e la sua ricchezza interiore: 'La signorina Labouré …ha 23 anni ed è molto adatta al nostro istituto: è pia, ha buon carattere, un forte temperamento, ama il lavoro, è molto allegra. Si comunica regolarmente ogni otto giorni'. C'è veramente di tutto perché possa venir fuori un bel capolavoro!

2 - L'incontro con la Santa Vergine.
Tutto avviene con rapidità e intensità in quel 1830, a la Rue du Bac. E' da poco tempo nella comunità quando il cielo la 'investe' con la sua luce potente. C'è come un intrecciarsi di desiderio dal basso di voler 'vedere la Madonna', da parte di Caterina, e di irruzione del divino nella sua vita. Possiamo distinguere tre aspetti del grande evento del 1830.
· Evento storico. Abbiamo due apparizioni principali: il 18 luglio e il 27 novembre, più una terza verso la fine di dicembre. Si dà per certo che Caterina abbia avuto altre esperienze mistiche, in quel periodo e successivamente, sia da parte della Vergine Santa che di S. Vincenzo. Se il 18 luglio tutto è incentrato sulla Santa Vergine che in confidenza manifesta a Caterina le sue preoccupazioni sulla Comunità e sulla Chiesa, ma assicurando la sua materna protezione e assistenza, il 27 novembre si ha la rivelazione della 'medaglia miracolosa', quale segno tangibile di questa benevolenza mariana. E' la Madonna a indicarne tutti i particolari, spiegandone i diversi significati simbolici. Caterina annota tutto nella sua mente e nel suo cuore e ne riferirà ai suoi superiori perché tutto sia eseguito secondo il messaggio e le indicazioni ricevute.
· Ruolo di Caterina nelle apparizioni. E' attivo e passivo nello stesso tempo, nel senso che lei desiderava 'vedere' la Madonna e il suo desiderio viene esaudito, ma come un dono dall'alto. Tutto avviene nel chiarore della luce divina. Caterina entra in confidenza con la S. Vergine: ascolta, risponde, chiede spiegazioni, è la discepola in ascolto, si lascia ammaestrare e accetta di attuare quanto le viene chiesto, disposta ad affrontare incomprensioni e difficoltà. Quindi Caterina svolge un ruolo molto attivo nel dialogo con la S. Vergine, anche se poi tutto avviene nella discrezione, nel silenzio, nell'umiltà.
· Il messaggio delle apparizioni. E' incentrato sulla medaglia, ma fa riferimento a tutto il contesto dell'evento straordinario. E' Maria che si rivela e parla, ma al centro c'è sempre il Cristo ed è a Lui che rinvia la S. Vergine. C'è attenzione e preoccupazione da parte della Madonna per come vanno le cose nella Comunità, nella Chiesa, nel mondo. C'è rimprovero, c'è invito alla conversione e al rinnovamento, ma tutto in un contesto di fiducia e speranza. Maria è sempre la Madre che vuole e cerca il bene dei suoi figli, e i suoi interventi nella storia vogliono raggiungere questo obiettivo. Inoltre c'è da sottolineare che tutto avviene nella logica evangelica dei piccoli segni che si propongono senza imporsi: segni poveri, persone umili. In questo modo siamo richiamati a vivere nella fedeltà al dono ricevuto e ad offrire tutta la nostra collaborazione per il compimento dell'opera della redenzione, così come ha fatto la S. Vergine. C'è una forte insistenza sul 'portare la medaglia', un gesto simbolico ma importante che non deve avere nulla di magico e superstizioso. La medaglia va portata con fede, e solo a queste condizioni diventa apportatrice di grazie e di benedizioni. Essa diventa così un segno distintivo per il credente, che ha modo di 'ricordarsi' della Madre e con Lei riandare alla sorgente della vita e della grazia. La S. Vergine 'ama' i suoi figli, la Comunità, l'umanità: non c'è quindi da temere, anche se è necessario seguire le sue indicazioni di vita, per conformarsi al volere di Cristo. 'La Medaglia è una Bibbia dei poveri, un'icona, il segno di una presenza amica e potente: quella di Maria nella comunione dei Santi, nella luce del Cristo, all'ombra della Croce, sotto il segno dell'unico Amore, figurato in forma di cuore sul rovescio della medaglia' (R. LAURENTIN).
Caterina insisterà molto per far accogliere il messaggio della Vergine e per far coniare la medaglia, facendo seguito alle sollecitazioni della Madonna. Dopo tante difficoltà, finalmente tutto è pronto due anni dopo le apparizioni, con l'approvazione dell'arcivescovo di Parigi. La medaglia inizia una rapida diffusione, accompagnata da eventi prodigiosi, miracoli e conversioni che hanno contribuito a darle il nome di 'miracolosa'. Ancora una volta Dio vince i sapienti e i potenti di questo mondo con la povertà e la semplicità dei suoi gesti! Sappiamo che la Chiesa interverrà a riconoscere l'autenticità delle apparizioni e permetterà la celebrazione liturgica della festa della 'Beata Vergine Maria della Medaglia miracolosa'.
Dal messaggio delle apparizioni del 1830 nascerà nel 1846 un 'Associazione mariana', le Figlie di Maria, oggi Gioventù mariana, quale risposta concreta all'interesse della S. Vergine per tanti giovani che in quel particolare periodo (ma si tratta di un problema sempre attuale) correvano il grosso pericolo di perdere non solo la fede ma anche tanti valori umani.

3 - La vita nascosta di una Figlia della Carità.
Dopo la straordinaria ed esaltante avventura del 1830, Caterina esce di scena e rientra nell'ombra, in una vita fatta di anonimato e di nascondimento. Terminato il Seminario ed avuta la 'presa d'abito', andrà a servire i poveri, in particolare gli anziani, nell'ospizio di Enghien, non molto lontano da Parigi. Qui consumerà la sua vita a servizio appunto degli anziani, tra cucina, orto e pollaio, latteria, lingeria. Si conferma così una regola costante nella spiritualità cristiana: non i grandi eventi, di cui si è per lo più dei destinatari e strumenti, ma è la vita di ogni giorno, vissuta con fede e carità, che riesce a trasformare una persona e a farla camminare nella via della santità. Caterina è grande non perché ha visto la Madonna, ma perché ha seguito Cristo nella quotidianità della sua vita. Essa ha saputo così passare molto rapidamente dallo splendore della visione alla normalità di vita, a contatto con i semplici e i poveri. Solo dopo la morte si verrà a sapere che era stata proprio lei la veggente di Maria: il segreto era stato ben custodito da Caterina e dai suoi Superiori, anche se qualche voce di corridoio aveva cercato di individuare in lei la favorita della Madonna.
4 - Dal nascondimento alla gloria. Il cammino di santità di Caterina.
Caterina Labouré è veramente esempio di quello che la grazia può realizzare nella vita di una persona quando si abbandona all'azione di Dio. Povera ragazza, semplice contadina, per lungo tempo anche analfabeta, essa sa percorrere le vie della santità vivendo con impegno lì dove il Signore l'ha posta. La sua 'mistica' è la semplicità del Vangelo, come già amava sottolineare S. Vincenzo de' Paoli. Per 46 anni di lei non apparirà all'esterno nulla di particolarmente significativo: è veramente, la sua, la santità dei poveri, senza opere eclatanti né gloria umana. Ha fatto parte di quella schiera di cristiani che hanno vissuto una santità evangelica, tipica dei poveri, ai quali appunto il Vangelo da sempre è annunziato di preferenza e tra i quali trova accoglienza e produce molto frutto. E' la storia di altri Santi nella Chiesa del tempo (pensiamo a Bernadette, la veggente di Lourdes; come pure ai veggenti di Fatima, o alla piccola Teresa di Gesù Bambino). Caterina fa parte di quelle sante donne senza prestigio umano, senza opere di particolare evidenza, che hanno vissuto una vita semplice e poco appariscente, ma diventate grandi davanti a Dio.
Da ognuno dei suoi atteggiamenti spirituali abbiamo molto da imparare. Ecco alcune caratteristiche significative della sua santità, molto attuali anche per noi.
· Visse in una grande semplicità. Ha saputo rientrare nell'ombra, dopo gli eventi straordinari in cui è stata coinvolta, senza inorgoglirsi né assumere atteggiamenti di superiorità. Ha saputo portare nel cuore il ricordo della Vergine, lasciandosi plasmare da questa memoria, anche se ha sempre cercato di diffondere la lode a Colei che l'aveva così fortemente favorita.
· Ha saputo amare il silenzio e il nascondimento. Ha accettato di vivere la sua vocazione di Figlia della Carità nello stile dei Fondatori, pensando più al bene da fare che ai successi o alle manifestazioni di stima.
· Ha coltivato un senso di vera obbedienza. Ha saputo unire la fedeltà all'insegnamento della Vergine e ai messaggi da Lei ricevuti con l'accettazione del modo di fare dei suoi Superiori, anche quando sembrava che le cose andassero troppo a rilento. Però in questo modo è riuscita a vincere la sua battaglia.
· E' stata costante nel fare il bene. Il suo è il bene di ogni giorno, operato nella fedeltà agli impegni ricevuti, senza lamentarsi della qualità dei servizi, ma unicamente attenta a vedere, in ogni situazione ed in ogni realtà, il Dio vivo e vero.
· Ha compiuto un servizio 'umile e gioioso'. E' questo un aspetto che emerge con forza da tutta la sua esperienza di vita dopo le apparizioni. Nel servizio Caterina ha saputo trasfondere tutto l'insegnamento appreso da S. Vincenzo. Nei poveri che serviva con amore vedeva Gesù Cristo. Per questo sapeva unire insieme amorevolezza, pazienza e fortezza, attirandosi così la benevolenza degli anziani. Svolgeva un servizio senza fretta, sapeva 'perdere tempo' con loro, riuscendo ad instaurare un rapporto materno con tutti. Comunque nel servizio ai fratelli S. Caterina ha saputo anche andare oltre il mondo degli anziani, abbracciando nel suo amorevole gesto misericordioso i bambini del quartiere, le ragazze ricoverate, le figlie di Maria e chiunque avesse bisogno di confidarsi con lei.
· E' stata donna di preghiera. Ha pregato molto lei e ha sempre invitato 'a pregare molto' ma ha anche invitato 'ad aggiungere alla preghiera lo spirito di penitenza e di sacrificio'. Nella sua preghiera emergono caratteristiche a noi oggi molto familiari: l'ascolto di Dio, la risposta che fa entrare in relazione con Lui, e poi la volontà di decisione. E' una preghiera viva che realizza l'unità tra rapporto con Dio e vita concreta.
· La sua vita si è così manifestata come vita di fede. Lo si vede nel suo fidarsi di Dio, nell'abbandonarsi a Lui, nel porre tutta se stessa e la sua vita nelle mani della S. Vergine, certa di ricevere tutto dall'alto. E' una donna che riconosce la sua dipendenza da Dio, che tutto ha ricevuto da Lui e che da questo sa esprimere un forte atteggiamento di riconoscenza. 'Io favorita? Oh! Sorella, non sono che uno strumento, non è per me che la santa Vergine è apparsa. Non sapevo niente, neanche scrivere; è nella comunità che ho imparato quello che so, ed è per questo che la santa Vergine mi ha scelto, affinché non si possa dubitare'. E' la testimonianza di Caterina poco prima di morire.
· Il suo rapporto con la S. Vergine è stato straordinario e l'ha segnata per tutta la vita. Si è fatta serva del messaggio ricevuto e ad esso ha configurato la sua esistenza. In questo modo ci ricorda che la Vergine è con noi, è Madre premurosa e attenta, pronta ad esaudire ogni nostra richiesta, ma ci ricorda anche che guardando a Lei dobbiamo sentirci spinti ad imitarla per poter seguire Cristo più da vicino.

Certo Caterina era una suora 'regolare', ma si trattava di una regolarità che non aveva nulla di esibizionismo né di ripetitivo. Amava che tutto fosse in ordine all'esterno, quale riflesso del suo mondo interiore. La sua vita infatti si muoveva tutta all'interno di un progetto ben chiaro e preciso, quello di Dio, che lei ha cercato di scoprire e di realizzare in tutta la sua vita.
Alla scuola di S. Vincenzo essa aveva imparato e assimilato alcuni atteggiamenti fondamentali per vivere un'autentica spiritualità: 'Amare la condizione di essere sconosciuta e abbandonata, evitare l'applauso del mondo, prendere l'ultimo posto, amare la vita nascosta, stimarsi l'ultima di tutti…' (P. GUIDA, 119).
Veramente al di là di una 'scorza' esteriore piuttosto grezza si nascondeva un animo nobile e gentile che ha saputo lasciarsi trasformare dall'azione potente di Dio e dall'amore vero di Maria.

Visita qui in modo "virtuale" la Cappella delle apparizioni a Rue du Bac a Parigi.


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giovedì, 27 novembre 2008

La Medaglia Miracolosa

E' stata coniata per volontà della Madonna, espressa a S. Caterina Labourè nell'apparizione del 27 novembre 1830, a Parigi (140, Rue De Bac - Il Santuario, in cui si trova la Cappella della Medaglia miracolosa, si trova non molto distante dal Louvre ed è comodamente raggiungibile mediante la metropolitana in quanto esiste una fermata proprio a Rue De Bac): "Fa coniare una Medaglia su questo modello: le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie; le grazie saranno più abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia". Sul diritto della Medaglia suor Caterina aveva visto la Madonna biancovestita, con le braccia distese sul mondo, le dita delle mani emananti fasci di luce di vario splendore; e le parole: "O Maria concepita senza peccato, prega per noi che a te ricorriamo". Sul rovescio, fra dodici stelle, la lettera M sormontata da una croce e, sotto, il Cuore di Gesù circondato da una corona di spine ed il Cuore di Maria trafitto da una spada. Ufficialmente approvata dalla Chiesa, la Medaglia miracolosa si è diffusa dovunque e nessuno può contare le "grandi grazie" ottenute. Tra le più note, la conversione dell'ebreo Alfonso Ratisbonne, il 20 gennaio 1842, a Roma, nella chiesa di S. Andrea delle Fratte: conversione che suscitò 75 anni dopo nel giovane Massimiliano Kolbe una delle più forti spinte a fondare la Milizia dell'Immacolata. Un busto marmoreo del Santo ricorda oggi la Prima Messa che egli volle celebrarvi il 29 aprile 1918. Ho conosciuto Felini Lidio, morto a circa 85 anni, che durante la guerra in Abissinia è stato salvato proprio dalla Medaglia miracolosa che aveva fermato una pallottola esplosiva dum dum. Tale pallottola colpì, ammaccandola, la medaglietta di alluminio che Lidio conservava nel taschino della giubba procurandogli solo lievi ferite. Il colonnello medico gli disse che era stato miracolato e l'episodio venne riportato dal Corriere della Sera dell'epoca.

La verità di fede espressa dalle parole incise sulla Medaglia miracolosa: "O Maria concepita senza peccato…" anticipava la solenne definizione della Chiesa fatta da Pio IX l'8 dicembre 1854, confermata poi dalla Madonna a Lourdes nel 1858 con le parole dette a Bernadette: "Io sono l'Immacolata Concezione". In questa verità si evidenziano almeno tre dei privilegi di cui è ricca la Madonna: l'immacolatezza della sua concezione, la sua Mediazione universale, la sua Regalità. Così Maria è a pieno diritto nel "Mistero di Cristo e della Chiesa".

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giovedì, 27 novembre 2008
Se saremo agnelli come Cristo vinceremo, se lupi rapaci, come i figli del mondo, saremo vinti  !
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mercoledì, 26 novembre 2008
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martedì, 25 novembre 2008

“Gesù sì, Chiesa no”. Questo Gesù individualistico scelto da alcuni è un Gesù di fantasia. Non possiamo avere Gesù senza la realtà che Egli ha creato e nella quale si comunica: la Chiesa
Sua Santità Benedetto XVI
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lunedì, 24 novembre 2008

ORA SI COMPIE IL DISEGNO DEL PADRE:

FARE DI CRISTO IL CUORE DEL MONDO
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lunedì, 24 novembre 2008
lunedì, 24 novembre 2008
L'anima che non è dimora di Cristo è infelice
Una volta Dio, adirato contro i Giudei, diede Gerusalemme in balia dei loro nemici. Così caddero proprio sotto il dominio di coloro che essi odiavano e si trovarono nell'impossibilità di celebrare i giorni festivi e di offrire sacrifici. Nello stesso modo, Dio, adirato contro un'anima che trasgredisce i suoi precetti, la consegna ai suoi nemici, i quali, dopo averla indotta a fare il male, la devastano completamente. Una casa, non più abitata dal padrone, rimane chiusa e oscura, cadendo in abbandono; di conseguenza si riempie di polvere e di sporcizia. Nella stessa condizione è l'anima che rimane priva del suo Signore. Prima tutta luminosa della sua presenza e del giubilo degli angeli, poi si immerge nelle tenebre del peccato, di sentimenti iniqui e di ogni cattiveria.
Povera quella strada che non è percorsa da alcuno e non è rallegrata da alcuna voce d'uomo! Essa finisce per essere il ritrovo preferito di ogni genere di bestie. Povera quell'anima in cui non cammina il Signore, che con la sua voce ne allontani le bestie spirituali della malvagità! Guai alla terra priva del contadino che la lavori! Guai alla nave senza timoniere! Sbattuta dai marosi e travolta dalla tempesta, andrà in rovina.
Guai all'anima che non ha in sé il vero timoniere, Cristo! Avvolta dalle tenebre di un mare agitato e sbattuta dalle onde degli affetti malsani, sconquassata dagli spiriti maligni come da un uragano invernale, andrà miseramente in rovina.
Guai all'anima priva di Cristo, l'unico che possa coltivarla diligentemente perché produca i buoni frutti dello Spirito! Infatti, una volta abbandonata, sarà tutta invasa da spine e da rovi e, invece di produrre frutti, finirà nel fuoco. Guai a quell'anima che non avrà Cristo in sé! Lasciata sola, comincerà ad essere terreno fertile di inclinazioni malsane e finirà per diventare una sentina di vizi.
Il contadino, quando si accinge a lavorare la terra, sceglie gli strumenti più adatti e veste anche l'abito più acconcio al genere di lavoro. Così Cristo, re dei cieli e vero agricoltore, venendo verso l'umanità, devastata dal peccato, prese un corpo umano, e, portando la croce come strumento di lavoro, dissodò l'anima arida e incolta, ne strappò via le spine e i rovi degli spiriti malvagi, divelse il loglio del male e gettò al fuoco tutta la paglia dei peccati. La lavorò così col legno della croce e piantò in lei il giardino amenissimo dello Spirito. Esso produce ogni genere di frutti soavi e squisiti per Dio, che ne è il padrone.

Dalle «Omelie» attribuite a san Macario, vescovo


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