martedì, 31 marzo 2009


La croce di Cristo è la sorgente di ogni benedizione e la causa di tutte le grazie
!

Il nostro intelletto, illuminato dallo Spirito di verità, deve accogliere con cuore libero e puro la gloria della Croce, che diffonde i suoi raggi sul cielo e sulla terra.

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa



postato da: tommasoacciarri alle ore 06:47 | Permalink | commenti
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lunedì, 30 marzo 2009
Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto !
postato da: tommasoacciarri alle ore 14:38 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 30 marzo 2009

A Nietzsche che diceva

"Dio è morto"

io rispondo: "Sì, ma è anche risorto!"

I miei più sinceri auguri

di una Santa Pasqua a tutti voi!

postato da: tommasoacciarri alle ore 06:39 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 29 marzo 2009


Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre


Gesù Cristo è il nostro pontefice, il suo prezioso corpo è il nostro sacrificio, che egli ha immolato sull'altare della croce per la salvezza di tutti gli uomini.
Il sangue, versato per la nostra redenzione, non era sangue di vitelli e di capri, come nell'antica legge, ma dell'innocentissimo agnello Gesù Cristo nostro salvatore.
Il tempio, nel quale il nostro pontefice celebrava il sacrificio, non era stato costruito da mano di uomo, ma soltanto dalla potenza di Dio. Infatti egli versò il suo sangue al cospetto del mondo, che davvero è il tempio costruito solo dalla sola mano di Dio.
Ma questo tempio ha due parti: una è la terra, che noi ora abitiamo; l'altra parte è ancora sconosciuta a noi mortali.
Ed egli immolò il sacrificio dapprima qui sulla terra, quando sopportò una morte acerbissima, e poi quando, rivestito con l'abito nuovo della immortalità, entrò con il proprio sangue nel santuario, cioè in cielo. Qui presentò davanti al trono del Padre celeste quel sangue d'immenso valore che aveva versato a profusione per tutti gli uomini schiavi del peccato.
Questo sacrificio è così gradito e accetto a Dio, che egli non può fare a meno non appena lo guarda
Inoltre è un sacrificio eterno. Esso viene offerto non soltanto ogni anno, come avveniva per i Giudei, ma ogni giorno per nostra consolazione, anzi, in ogni ora e momento, perché ne abbiamo un fortissimo aiuto. Perciò l'Apostolo soggiunge: «dopo averci ottenuto una redenzione eterna» (Eb 9, 12).
Di questo santo ed eterno sacrificio divengono partecipi tutti coloro che sono veramente contriti e fanno penitenza dei peccati commessi, e che sono fermamente decisi a non riprendere più i loro vizi, ma a perseverare con costanza nella ricerca della virtù. E' quanto insegna l'apostolo san Giovanni con queste parole: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2, 1)

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Dal «Commento ai salmi» di san Giovanni Fisher, vescovo e martire



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venerdì, 27 marzo 2009
Beato l'uomo che ha cura del debole: il Signore veglia su di lui.

Confessate i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza.
Fratelli miei, se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati.

Gc 5, 16. 19-20
postato da: tommasoacciarri alle ore 06:40 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 25 marzo 2009


Il mistero della nostra riconciliazione

Dalla Maestà divina fu assunta l'umiltà della nostra natura, dalla forza la debolezza, da colui che è eterno, la nostra mortalità; e per pagare il debito che gravava sulla nostra condizione, la natura impassibile fu unita alla nostra natura passibile. Tutto questo avvenne perché, come era conveniente per la nostra salvezza, il solo e unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, immune dalla morte per un verso, fosse, per l'altro, ad essa soggetto.
Vera integra e perfetta fu la natura nella quale è nato da Dio, ma nel medesimo tempo vera e perfetta la natura divina nella quale rimane immutabilmente. In lui c'è tutto della sua divinità e tutto della nostra umanità.
Per nostra natura intendiamo quella creata da Dio al principio e assunta, per essere redenta, dal Verbo. Nessuna traccia invece vi fu nel Salvatore di quelle malvagità che il seduttore portò nel mondo e che furono accolte dall'uomo sedotto. Volle addossarsi certo la nostra debolezza, ma non essere partecipe delle nostre colpe.
Assunse la condizione di schiavo, ma senza la contaminazione del peccato. Sublimò l'umanità, ma non sminuì la divinità. Il suo annientamento rese visibile l'invisibile e mortale il creatore e il Signore di tutte le cose. Ma il suo fu piuttosto un abbassarsi misericordioso verso la nostra miseria, che una perdita della sua potestà e del suo dominio. Fu creatore dell'uomo nella condizione divina e uomo nella condizione di schiavo. Questo fu l'unico e medesimo Salvatore.
Il Figlio di Dio fa dunque il suo ingresso in mezzo alle miserie di questo mondo, scendendo dal suo trono celeste, senza lasciare la gloria del Padre. Entra in una condizione nuova, nasce in un modo nuovo. Entra in una condizione nuova: infatti invisibile in se stesso si rende visibile nella nostra natura; infinito, si lascia circoscrivere; esistente prima di tutti i tempi, comincia a vivere nel tempo; padrone e Signore dell'universo, nasconde la sua infinita maestà, prende la forma di servo; impassibile e immortale, in quanto Dio, non sdegna di farsi uomo passibile e soggetto alle leggi della morte.
Colui infatti che è vero Dio, è anche vero uomo. Non vi è nulla di fittizio in questa unità, perché sussistono e l'umiltà della natura umana, e la sublimità della natura divina.
Dio non subisce mutazione per la sua misericordia, così l'uomo non viene alterato per la dignità ricevuta. Ognuna delle nature opera in comunione con l'altra tutto ciò che le è proprio. Il Verbo opera ciò che spetta al Verbo, e l'umanità esegue ciò che è proprio della umanità. La prima di queste nature risplende per i miracoli che compie, l'altra soggiace agli oltraggi che subisce. E, come il Verbo non rinunzia a quella gloria che possiede in tutto uguale al Padre, così l'umanità non abbandona la natura propria della specie.
Non ci stancheremo di ripeterlo: L'unico e il medesimo è veramente Figlio di Dio e veramente figlio dell'uomo. E' Dio, perché «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). E' uomo, perché: «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14).


Dalle «Lettere» di san Leone Magno, papa




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martedì, 24 marzo 2009
Date e vi sarà dato. Una misura buona, piena e traboccante vi sarà versata in grembo.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
postato da: tommasoacciarri alle ore 14:54 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 23 marzo 2009
Perdonaci, Signore,
se non ti abbiamo riconosciuto
nei poveri,
negli infelici,
negli emarginati,
e se abbiamo oltraggiato il tuo Figlio in questi nostri fratelli.
postato da: tommasoacciarri alle ore 06:45 | Permalink | commenti (27)
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domenica, 22 marzo 2009
Non dire a Dio ho grossi problemi!
Ma dì ai tuoi problemi: ho un grande Dio!
postato da: tommasoacciarri alle ore 07:36 | Permalink | commenti (7)
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venerdì, 20 marzo 2009
NON DUBITARE MAI DELL' AMORE INFINITO DI DIO E DELLA SUA SALVEZZA, MA DUBITA SEMPRE DEI TUOI DUBBI E SARAI SALVO !
postato da: tommasoacciarri alle ore 07:50 | Permalink | commenti (4)
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