venerdì, 31 luglio 2009
L'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l'uomo e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato.  Ignazio di Loyola
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venerdì, 31 luglio 2009
 
 
 
 
 


 
 
SANT'IGNAZIO DI LOYOLA
Sacerdote (1491-1556) Memoria


Ignazio Lopez di Loyola era un cavaliere impetuoso e avventuroso. Ferito nell’assedio di Pamplona, durante la convalescenza, non trovando letture cavalleresche di cui era appassionato, scoprì  Cristo nel Vangelo e nella vita dei santi (Leggenda Aurea di Giacomo da Varazze) e volle darsi a Cristo nella Chiesa. Maturò la sua conversione nel monastero di Montserrat, iniziandosi alla «devotio moderna» e soprattutto leggendo la «Imitazione di Cristo» nella grotta di Manresa, in cui ebbe esperienze mistiche, e gettò le basi del suo celebre libro, gli «Esercizi spirituali». Studiò filosofia e teologia a Parigi, dove fondò la «Compagnia di Gesù», e a Venezia, dove divenne sacerdote. Stabilitosi a Roma, pose la sua «compagnia», quasi «corpo d’armata», a disposizione del Papa per la difesa della fede, la riforma della Chiesa, l’opera missionaria. L’azione apostolica di Ignazio e dei collaboratori fu intensa e vasta. Aprì i suoi alla cultura teologica e alla cultura umana, così da poter rappresentare la Chiesa nel campo delle scienze e del pensiero moderno, e ne fece degli esperti educatori. La sua figura appare oggi più ricca, più umana e complessa, attraverso studi storici che l’hanno liberata da sfasature d’una certa agiografia. Si capisce Ignazio alla luce del suo profondo spirito di dedizione, della mistica del «servizio», del suo ottimismo e dinamismo orientati «alla maggior gloria di Dio» nella Chiesa e per la Chiesa. Il suo «Diario spirituale» rivela una profonda umanità, esperienze mistiche trinitarie, carità e pietà ricche di sentimento. La mentalità «cristocentrica» che l’ascetica ignaziana si sforza di creare nei fedeli, si modella su un Gesù concretamente storico. Sant’Ignazio assimilò Cristo con profonda meditazione e preghiera, nell’obbedienza e nella santità della vita. Il suo è un modo nuovo di imitare Cristo, che farà scuola per altri ordini e congregazioni religiose, movimenti di apostolato e di spiritualità.
Tutti, nella Chiesa, chiamati alla pienezza della vita cristiana e a perfezione della carità, promovendo un tenore di vita più umano, e fatti conformi a Cristo nell’obbedienza al Padre, devono consacrarsi alla gloria di Dio e al servizio dei prossimo (cf LG 40). Nella  liturgia, uniti ai santi e «radunati in un’unica Chiesa, con unico canto di lode glorifichiamo Dio uno e trino» (LG 50).
 


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giovedì, 30 luglio 2009

La Medaglia Miracolosa

E' stata coniata per volontà della Madonna, espressa a S. Caterina Labourè nell'apparizione del 27 novembre 1830, a Parigi (140, Rue De Bac - Il Santuario, in cui si trova la Cappella della Medaglia miracolosa, si trova non molto distante dal Louvre ed è comodamente raggiungibile mediante la metropolitana in quanto esiste una fermata proprio a Rue De Bac): "Fa coniare una Medaglia su questo modello: le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie; le grazie saranno più abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia". Sul diritto della Medaglia suor Caterina aveva visto la Madonna biancovestita, con le braccia distese sul mondo, le dita delle mani emananti fasci di luce di vario splendore; e le parole: "O Maria concepita senza peccato, prega per noi che a te ricorriamo". Sul rovescio, fra dodici stelle, la lettera M sormontata da una croce e, sotto, il Cuore di Gesù circondato da una corona di spine ed il Cuore di Maria trafitto da una spada. Ufficialmente approvata dalla Chiesa, la Medaglia miracolosa si è diffusa dovunque e nessuno può contare le "grandi grazie" ottenute. Tra le più note, la conversione dell'ebreo Alfonso Ratisbonne, il 20 gennaio 1842, a Roma, nella chiesa di S. Andrea delle Fratte: conversione che suscitò 75 anni dopo nel giovane Massimiliano Kolbe una delle più forti spinte a fondare la Milizia dell'Immacolata. Un busto marmoreo del Santo ricorda oggi la Prima Messa che egli volle celebrarvi il 29 aprile 1918. Ho conosciuto Felini Lidio, morto a circa 85 anni, che durante la guerra in Abissinia è stato salvato proprio dalla Medaglia miracolosa che aveva fermato una pallottola esplosiva dum dum. Tale pallottola colpì, ammaccandola, la medaglietta di alluminio che Lidio conservava nel taschino della giubba procurandogli solo lievi ferite. Il colonnello medico gli disse che era stato miracolato e l'episodio venne riportato dal Corriere della Sera dell'epoca.

La verità di fede espressa dalle parole incise sulla Medaglia miracolosa: "O Maria concepita senza peccato…" anticipava la solenne definizione della Chiesa fatta da Pio IX l'8 dicembre 1854, confermata poi dalla Madonna a Lourdes nel 1858 con le parole dette a Bernadette: "Io sono l'Immacolata Concezione". In questa verità si evidenziano almeno tre dei privilegi di cui è ricca la Madonna: l'immacolatezza della sua concezione, la sua Mediazione universale, la sua Regalità. Così Maria è a pieno diritto nel "Mistero di Cristo e della Chiesa".

VALORIZZARE LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Come segno visibile dell'amore alla Madonna e della fiducia nella sua protezione,

  • porta la Medaglia miracolosa,
  • diffondila ovunque,
  • offrila ai sofferenti, ai malati, a chi non ha più fede,
  • falla conoscere ai bambini ed ai giovani.

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mercoledì, 29 luglio 2009
Se non mi ascolta più nessuno,
Dio mi ascolta ancora.
Se non posso più parlare con nessuno,
a Dio posso sempre parlare.
Dio mi ama sempre con Amore unico,
 irreversibile e irrevocabile
anche quando non corrispondo !
Grazie Signore !
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mercoledì, 29 luglio 2009

Felici coloro che hanno meritato di ricevere il Signore nella propria casa come Santa Marta !

 
Le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo, quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo mondo. Vi tendiamo mentre siamo pellegrini e non ancora stabili; in cammino e non ancora nella patria; nel desiderio e non ancora nell'appagamento. Ma dobbiamo tendervi senza svogliatezza e senza intermissione, per poter giungere finalmente un giorno alla meta. Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. Il Signore infatti volle prendere la forma dello schiavo ed essere nutrito in questa forma dai servi, per degnazione non per condizione. Infatti anche questa fu una degnazione, cioè offrirsi per essere nutrito: aveva un corpo in cui sentiva fame e sete. Così dunque il Signore fu accolto come ospite, egli che «venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12). Ha adottato dei servi e li ha resi fratelli, ha riscattato dei prigionieri e li ha costituiti coeredi. Tuttavia nessuno di voi osi esclamare: «Felici coloro che hanno meritato di ricevere Cristo in casa propria!». Non rammaricarti, non recriminare perché sei nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella carne. Egli non ti ha privato di questo onore, perché ha assicurato: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 40). Del resto tu, Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa domandi il riposo. Ora sei immersa in molteplici faccende, vuoi ristorare dei corpi mortali, sia pure di persone sante. Ma dimmi: Quando sarai giunta a quella patria, troverai il pellegrino da accogliere come ospite? Troverai l'affamato cui spezzare il pane? L'assetato al quale porgere da bere? L'ammalato da visitare? Il litigioso da ricondurre alla pace? Il morto da seppellire? Lassù non vi sarà posto per tutto questo. E allora che cosa vi sarà? Ciò che ha scelto Maria: là saremo nutriti, non nutriremo. Perciò sarà completo e perfetto ciò che qui Maria ha scelto: da quella ricca mensa raccoglieva le briciole della parola del Signore. E volete proprio sapere quello che vi sarà lassù? Il Signore stesso afferma dei suoi servi: «In verità vi dico, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Lc 12, 37).


Dai «Discorsi» di sant0Agostino, vescovo  

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martedì, 28 luglio 2009
Solo perchè Dio non ti ama come vorresti non significa che non ti ami con tutto se stesso !
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martedì, 28 luglio 2009
GUARDARE DALL'ALTO
CI FA SENTIRE SUPERIORI,
GUARDARCI DENTRO
CI RENDE TUTTI UMILI !


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lunedì, 27 luglio 2009

Quante sorprese dal Codice Atlantico


 

Due frasi ("Non insegnare e sarai solo eccellente" e "To' garzone semplice e fatti cusire la vesta in casa") ci offrono l'immagine di un Leonardo centrato su se stesso e geloso dei suoi segreti; le massime, vergate sulla parte alta del foglio 909 in cui si descrive un'operazione militare da compiere in mare, sono una delle sorprese della mostra "Il mistero svelato di Leonardo" visitabile a Palazzo Marino fino al 31 agosto. Nella sala Alessi si potranno vedere da vicino due fogli del Codice Atlantico, l'opera che racchiude il pensiero scientifico del "maestro fiorentino in Milano", come Leonardo chiamava se stesso, per un periodo di oltre quarant'anni, dal 1478 al 1519. Sotto le frasi, che lasciano intuire una visione del mondo e della conoscenza ispirati a un cauto cinismo, il disegno di un palombaro, di cui Leonardo elenca e raffigura l'abbigliamento:  giubbone, calzoni, maschera con occhiali di vetro separata dalla giubba e "baga" (un sacco di pelle) dotata di una valvola sgonfiabile e rigonfiabile per consentire la salita e la discesa. Viene descritta nei particolari anche un'azione di sabotaggio ai danni di una flotta nemica:  come condurre una piccola barca sotto la poppa di una galea al fine di incendiarla, e come affondare le navi o ancorarle al fondo senza che gli equipaggi si accorgano dell'attacco. Nel foglio 696, invece, sono raffigurati strumenti per il disegno tecnico, come un compasso senza perno dotato di un sistema di apertura ad anello e lunule e falcate per la scomposizione del cerchio. L'iniziativa non si concluderà con la fine di agosto; dal 10 settembre partirà "Maestro Leonardo fiorentino in Milano" alla Pinacoteca Ambrosiana, che si arricchirà di due nuove sale espositive:  l'aula Leonardi ospiterà il Musico di Leonardo, i pittori leonardeschi e l'affresco dell'incoronazione di spine di Bernardino Luini, mentre la sala Federiciana ospiterà la mostra di 22 fogli del Codice Atlantico. (silvia guidi)



(©L'Osservatore Romano - 27-28 luglio 2009)
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lunedì, 27 luglio 2009
Il Crocifisso è il libro più bello, p
iù autentico, più luminoso
della sapienza di Dio.
Il Crocifisso è flagello dei demoni, r
imedio contro le tentazioni,
morte della natura,
canale di grazia,
via del Cielo.
E’ luce che rischiara,
sole che riscalda,
alimento che nutre,
sorgente che rinfresca,
dolcezza che inebria,
solitudine che riposa,
fortezza ove ci si rinchiude,
fornace ove ci si consuma,
oceano ove ci si immerge 

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lunedì, 27 luglio 2009

La misericordia divina ed umana

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia»; dolcissima è questa parola «misericordia», fratelli carissimi, ma se è già dolce il nome, quanto più la realtà stessa. Sebbene tutti vogliano che nei loro confronti si usi misericordia, non tutti si comportano in modo da meritarla. Mentre tutti vogliono che sia usata misericordia verso di loro, sono pochi quelli che la usano verso gli altri.
O uomo, con quale coraggio osi chiedere ciò che ti rifiuti di concedere agli altri? Chi desidera di ottenere misericordia in cielo deve concederla su questa terra. Poiché dunque tutti noi, fratelli carissimi, desideriamo che ci sia fatta misericordia, cerchiamo di rendercela protettrice in questo mondo, perché sia nostra liberatrice nell'altro. C'è infatti in cielo una misericordia, a cui si arriva mediante le misericordie esercitate qui in terra. La Scrittura dice in proposito: O Signore, la tua misericordia è in cielo (cfr. Sal 35, 6).
Esiste dunque una misericordia terrena e una celeste, una misericordia umana e una divina. Quale è la misericordia umana? Quella che si volge a guardare le miserie dei poveri. Quale è invece la misericordia divina? Quella, senza dubbio, che ti concede il perdono dei peccati.
Tutto ciò che la misericordia umana dà durante il nostro pellegrinaggio, la misericordia divina lo restituisce in patria. Dio infatti su questa terra ha fame e sete nella persona di tutti i poveri, come ha detto egli stesso: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me» (Mt 25, 40). Quel Dio che si degna di ricompensare in cielo vuole ricevere qui in terra.
E chi siamo noi che quando Dio dona vogliamo ricevere e quando chiede non vogliamo dare? Quando un povero ha fame, è Cristo che ha fame, come egli stesso ha detto: «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare» (Mt 25, 42). Non disprezzare dunque la miseria dei poveri, se vuoi sperare con sicurezza il perdono dei peccati. Cristo, fratelli, ha fame; egli si degna di aver fame e sete in tutti i poveri; quello che riceve sulla terra lo restituisce in cielo.
Che cosa volete, fratelli, e che cosa chiedete quando venite in chiesa? Certamente non altro che la misericordia di Dio. Date dunque quella terrena ed otterrete quella celeste. Il povero chiede a te; anche tu chiedi a Dio; ti chiede un pezzo di pane; tu chiedi la vita eterna. Dà al povero per meritare di ricevere da Cristo. Ascolta le sue parole: «Date e vi sarà dato» (Lc 6, 38). Non so con quale coraggio pretendi di ricevere quello che non vuoi dare. Quando perciò venite in chiesa, non negate ai poveri un'elemosina, anche se piccola, secondo le vostre possibilità.

Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo

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