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“Una personalità significativa dal punto di vista culturale, che ha prodotto molti scritti dopo il Concilio Vaticano II promuovendo lo spirito sinodale con un’idea precisa: nella Chiesa non vince la maggioranza ma tutti hanno diritto di parola, con un’attenzione particolare alle minoranze”. In occasione del convegno “Laici e presbiteri nel pensiero e nell’opera di don Pino Scabini” che si è tenuto a Roma sabato 24 ottobre, Carlo Cirotto, presidente nazionale del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale), ha condiviso con il Sir un ricordo di mons. Scabini. L’incontro è stato organizzato dalla rivista “Coscienza” in collaborazione con Meic, Azione cattolica, Centro di orientamento pastorale, Pontificio seminario lombardo e Istituto di scienze religiose “Ecclesia Mater” della Pontificia università lateranense. L’idea di una giornata di studio, ha spiegato Cirotto, “è nata il giorno dei funerali, quando tutti i membri del Meic presenti hanno deciso di dedicare un momento di riflessione a don Pino, che è stato una colonna del Movimento soprattutto dopo i periodi d’assestamento degli anni ‘80”. Teologo, pastoralista e decano della Pontificia università gregoriana, don Pino Scabini (1929-2009) ha ricoperto l’incarico di assistente nazionale del Settore adulti dell’Azione cattolica negli anni ‘70. Dal 1995 al 2000 è stato assistente nazionale del Meic, dopo aver accompagnato a lungo il gruppo romano dell’associazione.
Il ruolo del laicato. In apertura del convegno, mons. Nicola Ciola, decano della Facoltà di teologia della Pontificia università lateranense, ha introdotto i lavori con una relazione sull’esistenza di don Scabini “vissuta con intensità e veracità fino a consumarsi in una passione vivente che diveniva militanza e spasmodico spendersi per Cristo e la sua Chiesa”. Dalle parole di mons. Ciola è emerso il ritratto di “un prete itinerante che ha percorso in lungo e in largo tutta l’Italia”, “uomo di profonda e robusta spiritualità” che ha sperimentato “il legame alla propria Chiesa locale, per vivere attraverso di esso, la cattolicità della chiesa”. Nel percorso di don Scabini, il tema del laicato è stato “il primo e fondamentale interesse ecclesiologico” portando alla “acquisizione della comune appartenenza dei fedeli al popolo di Dio e la riscoperta della ministerialità di tutta la Chiesa”. Sul tema del laicato, mons. Carlo Ghidelli, arcivescovo di Lanciano-Ortona, ha ricordato “l’impegno per una riflessione critica sulla laicità” che si è concretizzato in “una vita esemplare, capace di intrecciare fecondamente cultura e spiritualità”. Per mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, don Scabini è stato uomo di “mente aperta, cercatore delle ragioni, disponibile al confronto” e promotore di “una Chiesa ‘tutta ministeriale’ nella quale devono avere un posto importante i laici, che egli ha sempre educato alla libertà e al servizio”. Numerosi gli interventi dei laici presenti in sala, che hanno offerto una testimonianza personale del rapporto umano e spirituale vissuto con don Scabini. Tra gli altri, Laura Rozza Giuntella, segretaria nazionale del Meic dal 1995 al 1997 e vedova del giornalista Paolo, ha reso un commosso tributo a don Scabini e alla sua capacità di “far capire l’enorme importanza, per una famiglia, dell’amicizia di un prete" mentre Mariella Enoc, imprenditrice e vicepresidente della Fondazione Cariplo, non ha mancato di sottolineare il rapporto fra don Scabini e mons. Del Monte capaci di “leggere i tempi” e “immaginare il futuro della Chiesa” con “il sogno di un nuovo Concilio”.
Tradizione e innovazione. Sul versante della pastorale familiare, Giorgio Campanini, storico delle dottrine politiche e sociologo, si è soffermato sull’impegno di don Scabini nel “tessere una fitta serie di relazioni personali intense e profonde, divenendo consigliere spirituale e maestro per molte coppie di sposi che, esposte al salutare vento del Concilio, riscoprivano il senso del loro essere nella Chiesa e nel mondo”. D’altra parte mons. Francesco Giorgi nel riportare il messaggio del vescovo di Tortona mons. Martino Canessa, assente per un pellegrinaggio in Siria, ha evidenziato che “anche se il suo ministero si è svolto per molti anni a Roma, don Pino resta una delle figure più significative del clero tortonese della seconda metà del 1900, in quanto ha amato molto la sua diocesi e l’ha servita con affetto e dedizione, mettendole a disposizione le sue notevoli doti di intelligenza e la sua ricchezza di fede”. In conclusione Renato Balduzzi, costituzionalista e direttore di “Coscienza”, ha commentato: “È stata una giornata che ha dimostrato la vitalità di quel sentire ecclesiale che ha trovato in don Pino Scabini uno dei maestri dei cattolici italiani, capace di tenere insieme tradizione e innovazione, annuncio e testimonianza, coraggio e prudenza. C’è ancora bisogno di preti come don Scabini, capaci di far sorgere nei laici il gusto e la pratica della responsabilità ecclesiale e civile”. Presenti in sala, la sorella Maria e i nipoti di don Scabini.
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